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Vitigni Autoctoni Pugliesi – Seconda Parte
Rosa D'Ancona – 17 Febbraio 2006



Vitigni a bacca bianca

In Puglia non ci sono vitigni autoctoni a bacca bianca

Vitigni a bacca rossa

Aleatico
L'introduzione in Italia è da attribuirsi ai Greci in tempi remoti. Successivamente si è diffuso in Puglia e Lazio. In alcune zone della Toscana esiste un Aleatico a bacca bianca chiamato con il nome di Liulico o Liatica. L'Aleatico in passato era considerato una mutazione del Moscato, ma recenti studi condotti da M. Crespan e M. Milani (2001) hanno dimostrato che non si tratta di una mutazione, anche se il vitigno ha un legame di parentela diretta con il Moscato Bianco, dal quale ha ereditato l'aroma lo caratterizza.

  Catarratto
  Aleatico
  Malvasia Nera
  Malvasia Nera
  Malvasia Nera di Lecce
  Malvasia Nera di Lecce
  Negroamaro Nero
  Negroamaro Nero
  Primitivo
  Primitivo
  Uva di Troia
  Uva di Troia
   

In Puglia l'Aleatico viene utilizzato per la produzione dei VQPRD (vini di qualità prodotti in regioni determinate) Aleatico di Puglia, Salice Salentino e Gioia del Colle. Viene usato inoltre in diversi disciplinari di VQPRD dell'Italia Centrale e Meridionale. Viene usto in piccole quantità anche come uva da tavola, grazie al sapore di Moscato ed al suo aroma caratteristico. Il vino si presenta di colore rosso rubino con pronunziati riflessi violacei, morbido, vellutato, dolce, con fragranza deliziosa e aroma di Moscato, talvolta anche molto intenso.

Il vitigno è diffusamente presente in Puglia, specialmente nel Salento ed in provincia di Bari. È iscritto tra le varietà idonee alla coltivazione in tutte le province  pugliesi.

Malvasia Nera di Brindisi
Vecchio vitigno di cui non si conosce l'origine, si è diffuso in Puglia specialmente nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto. Fa parte della grande famiglia delle Malvasie di origine greca, probabilmente arrivate in Puglia dalla città di Monemvasia (Peloponneso). Somiglia molto alla Malvasia Nera di Lecce, con la quale infatti condivide il DNA, secondo i risultati delle analisi condotte presso l'Istituto Sperimentale per la Viticoltura. Allo stato attuale, comunque, tali risultati non sono ancora considerati definitivi, data l'esigenza di ampliare il numero di accessioni da esaminare (Crespan M. et al., ricerca in corso). 

Talvolta viene usata come uva da tavola e viene vinificata in purezza raramente. Di solito entra in uvaggi con altre varietà locali, quali il Negro Amaro e il Susamaniello. Il vino si presenta alcolico, dal colore rosso rubino, con profumo gradevole, sapore armonico, robusto e di buon corpo.

Il vitigno, che è particolarmente diffuso nel Salento, è iscritto tra le varietà idonee alla coltivazione in tutte le province pugliesi. Presente anche in altre regioni italiane, in Puglia questa varietà viene utilizzata per la produzione di alcuni VQPRD.

Malvasia Nera di Lecce
Questo vitigno viene di solito coltivato insieme al Negroamaro. Differisce dalle Malvasie di origine orientale in quanto non presenta il caratteristico profumo e sapore di Moscato, leggermente amarognolo, tipico delle Malvasie. Somiglia molto alla Malvasia Nera di Brindisi con la quale, secondo risultati di analisi preliminari condotte presso l'Istituto Sperimentale per la Viticoltura condivide il DNA.

La sua uva viene utilizzata quasi sempre per la vinificazione in uvaggi con il Negroamaro, al quale conferisce giusta alcolicità, sapidità e maggior corpo. Si ottiene un vino da pasto fine, alcolico, rosso rubino carico, con profumo gradevole e sapore armonico e vellutato.

Il vitigno, che è particolarmente diffuso nel Salento, è iscritto tra le varietà idonee alla coltivazione in tutte le province pugliesi e viene utilizzato nella produzione di alcuni VQPRD.

Negroamaro Precoce
Nello svolgimento del programma di miglioramento genetico della viticoltura del Salento, condotto dall'Istituto Sperimentale per la Viticoltura, nel 1994,  è stato individuato, in un vigneto di Negroamaro, un ceppo che presentava un evidente anticipo dell'invaiatura e della maturazione rispetto alle altre piante. I risultati delle analisi e dei rilievi effettuati, hanno confermato che il Negroamaro individuato presenta caratteristiche ampelografiche, ampelometriche, produttive, isoenzimatiche e del DNA tipiche del vitigno Negroamaro, ma possiede una precocità di maturazione talmente marcata (di almeno 20 giorni) da influenzare in modo decisamente positivo anche la componente chimica dell'uva al momento della raccolta (Calò 1999).

Il vino ottenuto risulta elegante, armonico, ed è di colore rosso intenso con un ottima tonalità. Presenta profumo di frutti maturi, sapore pieno, con buon equilibrio ed è giustamente tannico. Il vitigno è stato selezionato dall'Istituto Sperimentale per la Viticoltura in Puglia, precisamente in vecchi vigneti del Salento, ossia il territorio tipico di coltivazione del Negroamaro. È iscritto fra i vitigni idonei alla coltivazione in tutte le province pugliesi tranne Foggia.

Negroamaro Nero
Antico vitigno di origine ignota, è diffuso da lunghissimo tempo nella zona ionica. Secondo alcuni il nome deriva dal termine dialettale 'niuru mani', per identificare il sapore amarognolo del vino. Più diffusa però è la teoria che il nome derivi da due termini, il latino NIGRA ed il greco MAVRO. Le due parole indicano il colore nero e si ritiene che venissero utilizzate in abbinamento per sottolineare l'intenso colore nero sia della buccia degli acini che del vino ottenuto. Il sinonimo Nigramaro sostiene questa ipotesi. Si ritiene che la coltivazione di questa varietà in Puglia risalga all'epoca della colonizzazione greca, ossia VIII-VII secolo a. C.

L'uva viene utilizzata esclusivamente per la vinificazione, sia in purezza che in uvaggi con altri vitigni.

Il vino è caratterizzato dal colore rosso-granato intenso, sapore rotondo, amarognolo e asciutto. Vinificato con la Malvasia Nera produce un ottimo vino rosato. II vitigno è presente in Puglia in maniera rilevante, con particolare diffusione nel salentino, ed è iscritto fra le varietà idonee alla coltivazione in tutte le province della regione. È la varietà più coltivata nelle province di Lecce e Brindisi e partecipa, in forma prevalente, alla produzione della maggior parte dei vini rossi e rosati DOC di queste due province. In Puglia viene utilizzato per la produzione di alcuni VQPRD.

Primitivo
Di origine incerta, la sua introduzione in Puglia è forse riconducibile alla colonizzazione fenicia o alla successiva ondata ellenica. E certo che alla fine del Settecento, la selezione del vitigno fatta dal Primicerio Don Francesco Filippo Indellicati, di Gioia del Colle, nell'ambito dei vecchi vigneti coltivati localmente (Musei G., 1913) portò all'utilizzazione e diffusione del vitigno Primitivo. È opportuno sottolineare che tale selezione fu comunque condotta nell'ambito dei 'vecchi vigneti' coltivati localmente; pertanto, qualunque fosse l'origine, il vitigno esisteva in zona da diverso tempo, essendo appunto presente in tali vigneti alla fine del Settecento.

Il vitigno ebbe poi una fase di diffusione anche in provincia di Taranto, sul finire del XIX secolo.

Il Primitivo condivide il DNA con lo Zinfandel californiano e quello coltivato in Australia. Gli studi sul DNA, condotti presso l'Istituto Sperimentale per la Viticoltura in Italia e alla University of California a Davis, hanno confermato inoltre che lo stesso DNA è condiviso anche dal vitigno croato Crljenaki. Un altro vitigno croato, il Plavac Mali, presenta caratteristiche molto simili, ma secondo una recente ricerca sul DNA (Maletic E. et al. 2002) quest'ultimo sarebbe il risultato dell'incrocio fra lo Zinfandel californiano ed il vitigno croato Dobricic.

La produzione è di elevata qualità, ma quantitativamente incostante. Questa varietà predilige terreni di medio impasto, argilloso-calcarei, profondi. Assicura i migliori risultati enologici con forme di allevamento a media e bassa espansione, con potatura ricca e corta (come nel caso dell'alberello pugliese a 4-5 speroni). Presenta femminelle fertili, che danno una seconda produzione più tardiva, pari al 20%-30% di quella principale. Mediamente resistente alla peronospora ed all'oidio, è poco resistente ai marciumi e alle brinate primaverili. È sensibile alla siccità ed alle alte temperature estive, che possono provocare avvizzimento e scottatura degli acini.

Susamaniello Nero
Vitigno di origini incerte, forse proveniente dalla Dalmazia, è particolarmente diffuso in Terra d'Otranto ed in provincia di Bari. Nel 1947 F. Carpentieri ricordava la Lacrima di Puglia (Susumaniello) coltivata nelle province di Bari, Brindisi e Lecce, che "da vino di color rosso vivo, brillante, di gusto franco, armonico, pieno, che migliora se l'uva si unisce con quella del Montepulciano". È impiegato esclusivamente per la vinificazione, quasi sempre in uvaggio con altre varietà. Il vino presenta un colore intenso, con schiuma rossa, ricco in acidità totale, asciutto e dal gusto austero.

Il vitigno è presente in Puglia da lungo tempo, ove in passato era certamente molto diffuso, come testimoniano i numerosi sinonimi che lo contraddistinguevano in questa regione. Attualmente si trova in particolare in provincia di Brindisi, dove in passato veniva destinato alla produzione dei filtrati dolci, per la sua capacità di conferire al vino un colore rosso rubino molto intenso ed una buona acidità. È iscritto fra le varietà idonee alla coltivazione nelle province pugliesi ad eccezione di Foggia. Viene utilizzato nella produzione dei vini a DOC Brindisi e Ostuni.

Uva di Troia Nero
Il vitigno, fra i più antichi e caratteristici della Puglia Centro-Settentrionale, potrebbe essere originario dell'Asia Minore (Troia) e giunto in Puglia durante la colonizzazione ellenica. Oppure il suo nome potrebbe derivare dal centro pugliese in provincia di Foggia (Troia) o ancora dalla città albanese di Cruja, vernacolizzato in Troia.

La sua uva è esclusivamente utilizzata per la vinificazione. Si ottiene vino dal colore rosso rubino con riflessi aranciati, alcolico e di buon corpo, con contenuta acidità fissa, profumo vinoso, asciutto ed armonico, di sapore neutro. Il vitigno è tradizionalmente presente in Puglia, particolarmente nel centro-nord della regione, ed è iscritto fra le varietà idonee alla coltivazione nelle diverse province pugliesi. Viene utilizzato per la produzione dei vini a DOC.

Le aziende selezionate (produzioni Doc e Igt)

Etichetta: Salice Salentino Riserva Donna Lisa

Etichetta: Nero

Etichetta: Le Braci

Etichetta: Torre Testa

Etichetta: Masseria Maime

Etichetta: Primitivo di Manduria Archidamo


 
 
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