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Vitigni Autoctoni Lombardi – Seconda Parte
Rosa D'Ancona – 1 Dicembre 2006
Vitigni a bacca bianca
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Chiavennasca |
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Moscato di Scanzo |
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Pignola |
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Invernenga
Coltivato nel bresciano questo vitigno è divenuto oggi piuttosto raro. Di esso si hanno notizie a partire dal 1800 e deve il suo nome al fatto che in passato veniva utilizzato come uva da mensa. Se ne ricava un vino dai riflessi verdolini, sapido, con poca acidità.
Vitigni a bacca rossa
Chiavennasca
Denominato in dialetto locale Chiuinascha (più vinaccia), questo vitigno pare abbia avuto larga diffusione in Valtellina fin da prima del 1500. Da un punto di vista genetico risulta essere un sinonimo del Nebbiolo, uno dei vitigni tipici del Piemonte. Questo varietà fa parte della storia vitivinicola di questa zona di produzione ed entra nella composizione dei vini DOC della Valtellina.
Lambrusco Viadanese
Coltivato in provincia di Mantova, più precisamente a Viadana, cittadina dalla quale deriva il nome, questo vitigno viene addirittura menzionato nel 1300 da Pier de' Crescenzi. La sua diffusione è localizzata nella fascia terriera delimitata dai fiumi Oglio e Po. Se ne ricava un vino rosso rubino intenso, acidulo, abbastanza alcolico, tannico e leggermente frizzante.
Moscato di Scanzo
Secondo fonti storiche pare che siano stati i primi legionari, compensati con fertili terreni sottratti ai Galli, ad impiantare le uve di Moscato nell'odierno comune di Scanzorosciate. Questo vitigno fu conosciuto ed apprezzato dalle casate rinascimentali, arrivò fino in Russia e fu quotato alla Borsa di Londra. Questo vitigno dà vita ad uno dei vini DOC più rari della Lombardia. Da esso si ricava un vino dolce, ottenuto da una sovra-maturazione delle uve, dal profumo intenso e dal gusto vellutato.
Pignola
Questo vitigno, che deve il suo nome alla particolare forma del grappolo, che ricorda una pigna, è stato introdotto in Lombardia nel 1500. Si tratta di un vitigno raccomandato che rientra nell'uvaggio dei vini della Valtellina, ai quali conferisce colore e sapidità.
Rossola
Diffusa esclusivamente in Valtellina, la coltivazione di questo vitigno è comprovata sin dall'inizio del XVII secolo. Il nome deriva dal caratteristico colore rossastro della buccia, la quale non raggiunge mai una colorazione nera. La Rossola rientra nell'uvaggio dei vini valtellinesi conferendogli un'adeguata acidità, così da favorirne la conservazione e l'invecchiamento.
Le aziende selezionate (produzioni Doc)
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Etichetta: Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi |
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Etichetta:
Franciacorta Satén |
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Etichetta: Trebbiano d'Abruzzo Marina Cvetic |
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Etichetta:
Lugana Brolettino |
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Etichette: Oltrepò Pavese Barbera I Gelsi |
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Etichetta: San Colombano Vigna La Merla Banino |
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Etichette: Valtellina Sforzato Cinque Stelle Sfursat |
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Etichetta: Lugana Brolettino |
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