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Vitigni Autoctoni Laziali – Prima Parte
Rosa D'Ancona – 1 Maggio 2006
Introduzione
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Anche nel Lazio il legame con la vite e il vino trova origini in tempi molto remoti. La sua diffusione risale almeno agli Etruschi, che si sa per certo la coltivarono nel viterbese. Un grande impatto sulle caratteristiche e sull'espansione della viticoltura nel territorio però, prese senz'altro corpo ai tempi degli antichi romani, con l'elevazione di Roma a capitale imperiale.
Sui colli vulcanici dei Castelli Romani, la vite e l'olivo, trovava il suo habitat ideale ed è ricordata nei loro carmi dai poeti Tibullo, Orazio, Catullo e nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio.
Si trattava però ancora di un vino poco apprezzato, frutto di coltivazione e vinificazione realizzata in modo rudimentale. Bisognerà arrivare all'Alto Medioevo, nel XII secolo, perché il Lazio elabori una vitivinicoltura di qualità. Nel 1406, al tempo del Papa Gregorio XII, le norme che governavano la produzione del vino vennero codificate negli 'Statuti dell'agricoltura', ma nei secoli XVIII e XIX la coltura del vino decadde nello Stato della Chiesa, fino all'arrivo dei piemontesi.
Alla fine dell'800 i vini più noti del Lazio erano tutti ottenuti da vitigni autoctoni: Castelli Romani, Frascati, Marino ed Est! Est!! Est!!!.
Una peculiarità della regione favorita particolarmente dalle condizioni climatiche, è stata la diffusissima produzione vinicola a livello familiare per l'autoconsumo, anche in aree non vocate.
L'evoluzione della viticoltura laziale è stata piuttosto lenta, con un passaggio molto graduale dalle colture promiscue a tecniche d’allevamento, come il tendone, volte soprattutto ad elevare la quantità prodotta. La modernizzazione è stata realizzata attraverso lo sviluppo delle cantine sociali, che hanno fornito impianti di vinificazione di dimensioni industriali, mentre hanno fatto difetto per molto tempo le imprese innovative.
Dal punto di vista viticolo, i vitigni a bacca bianca sono prevalenti sia per numero che per estensione dei vigneti. Oltre al Trebbiano troviamo la Malvasia Bianca di Candia e quella del Lazio, il Bellone, il Bombino, il Cacchione, il Grechetto ed il Moscato di Terracina. Tra le uve a bacca rossa possiamo ricordare il Cesanese, il Ciliegiolo, il Nero Buono, il Sangiovese ed il Montepulciano.
Va notato che fino alla metà del XX secolo la viticoltura locale era caratterizzata da un ricco patrimonio ampelografico, ma a partire dagli anni ‘50/60si è assistito all’introduzione di varietà alloctone, più produttive ma meno caratteristiche. Questo fatto ha rischiato di privare la regione della sua base originale eterogenea e biodiversa.
L’ARSIAL (Agenzia per lo sviluppo e l’innovazione dell’ agricoltura del Lazio), in applicazione della Legge Regionale 15/2000 'Tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario', ha iscritto i vitigni autoctoni che rientrano nella base ampelografica delle DOC e delle IGT del Lazio, oltre ad alcuni vitigni autoctoni minori coltivati in zone dove la viticoltura riveste un ruolo solo marginale, al Registro Volontario Regionale delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario a rischio di erosione.
Dalle ricerche e sperimentazioni effettuate su vitigni autoctoni minori quali la Rosciola (coltivata nell’alta Valle dell’Aniene), il Capolongo, il Lecinaro, il Maturano ed il Pampanaro, (coltivati nella Valle del Liri ed in Val di Comino) e l’Uva Vipera (coltivata nel basso Pontino) sono emerse caratteristiche viticole ed enologiche di sicuro interesse. La loro utilizzazione può contribuire ad una ulteriore tipicizzazione e caratterizzazione dei vini laziali, visto anche il forte legame con il territorio, la storia e le tradizioni locali.
In particolare, la selezione effettuata nei secoli dai viticoltori ha fatto si che questi vitigni siano oggi perfettamente adattati all’ambiente e resistenti ai parassiti animali e vegetali.
Il processo di riqualificazione del comparto orientato alla qualità avviato negli ultimi anni dall’Assessorato Regionale all’Agricoltura, ha fatto si che il Lazio si inserisse a pieno titolo nel panorama enologico nazionale ed internazionale. Oggi il Lazio è la terza regione per numero di DOC, dopo Piemonte e Toscana, contando su un totale di 26 DOC, oltre a 4 IGT.
La superficie vitata è di 38.000 ettari ,con produzione totale di vino di 2,3 milioni di ettolitri che corrispondono a 33 milioni di bottiglie da 0,75 litri, ossia un valore di mercato di oltre 200 milioni di euro (controlla il valore corrente in altre valute), che corrisponde al 9% del comparto agricolo in generale.
La produzione di vini DOC è pari a 1,08 milioni di ettolitri, l’80% dei quali sono vini bianchi ed il 18,3% sono vini rossi. La produzione di etichette IGT è di circa 300.000 ettolitri. I vini laziali vengono oggi bevuti dal 61% dei consumatori italiani, un notevole aumento paragonato al rispetto al 49% del 2002.
Oltre ad una produzione tipica inscindibilmente legata al territorio, oggi il comparto enologico laziale offre ai consumatori un ottimo rapporto qualità/prezzo. La grande sfida del futuro è però garantire la presenza dei vini regionali sui mercati nazionali ed esteri, oltre che sulle tavole dei consumatori locali. Per raggiungere quest’obiettivo i produttori laziali stanno investendo sempre di più su una vitivinicoltura di qualità, producendo vi ni che sanno raccontare e racchiudere la storia, la cultura e l’identità del territorio.
DOC dei principali vitigni autoctoni |
VITIGNO |
DOC |
DOCG |
| Aleatico |
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| Bellone |
- Bianco Capena
- Cori
- Marino
- Montecompatri-Colonna, Nettuno
- Velletri
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| Cesanese |
- Castelli Romani
- Cesanese del Piglio
- Cesanese di Affile
- Cesanese di Olevano Romano
- Cori
- Genazzano
- Tarqunia
- Velletri
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| Malvasia |
- Bianco Capena
- Castelli Romani
- Cerveteri
- Circeo
- Colli Albani
- Colli della Sabina
- Colli Etruschi Viterbesi
- Colli Lanugini
- Cori
- Est!Est!!Est!!! di Montefiascon
- Marino
- Montecompatri-Colonna
- Tarqunia
- Velletri
- Vignanello
- Zagarolo
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| Montepulciano |
- Castelli Romani
- Cerveteri
- Cesanese del Piglio
- Colli della Sabina
- Colli Etruschi Viterbesi
- Cori
- Tarqunia
- Velletri
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| Nero Buono |
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| Sangiovese |
- Aprilia
- Castelli Romani
- Cerveteri
- Cesanese del Piglio
- Colli della Sabina
- Colli Etruschi Viterbesi
- Genazzano
- Nettuno
- Tarqunia
- Velletri
- Vignanello
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| Trebbiano |
- Aprilia
- Bianco Capena
- Castelli Romani
- Cerveteri
- Circeo
- Colli Albani
- Colli della Sabina
- Colli Etruschi Viterbesi
- Colli Lanugini
- Cori
- Est!Est!!Est!!! di Montefiascone
- Montecompatri-Colonna
- Nettuno
- Tarqunia
- Velletri
- Vignanello
- Zagarolo
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I vini IGT del Lazio |
VINO IGT |
VITIGNO AUTOCTONO |
Civitella D’Agliano |
- Grechetto Rosso
- Malvasia
- Sangiovese
- Trebbiano
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Colli Cimini |
- Malvasia
- Sangiovese
- Trebbiano
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Frusinate |
- Bellone
- Bombino
- Malvasia
- Moscato
- Olivella Nera
- Passerina
- Sangiovese
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Lazio |
- Alicante
- Barbera
- Bellone
- Bombino Bianco
- Bombino Nero
- Carignano
- Ciliegiolo
- Colorino
- Dolcetto
- Garganega
- Greco Nero
- Lanaiolo Bianco
- Malvasia Bianca di Candia
- Malvasia del Lazio
- Malvasia del Chianti
- Montepulciano
- Montonico Bianco
- Moscato Bianco
- Moscato di Terracina
- Nero Buono
- Olivella Nera
- Passerina
- Pecorino
- Sciascinoso
- Verdello
- Verdicchio
- Vernaccia di San Gimignano
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