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Vitigni Autoctoni Friulani – Seconda Parte
Rosa D'Ancona – 30 luglio 2007



Vitigni a bacca bianca

  Picolit
  Picolit
  Ribolla Gialla
  Ribolla Gialla
  Scialin
  Scialin
  Tocai Friulano
  Tocai Friulano
  Ucelut
  Ucelut
  Verduzzo Friulano
  Verduzzo Friulano
  Vitovska
  Vitovska
  Forgiarin
  Forgiarin
  Pignolo
  Pignolo
  Refosco dal Peduncolo Rosso
  Refosco dal Peduncolo Rosso
  Schioppettino
  Schioppettino
  Tazzelenghe
  Tazzelenghe
  Terrano
  Terrano
   

Picolit
Vitigno antichissimo che pare venisse coltivato già al tempo dei romani, si sa per certo che fin dalla metà del XVIII secolo il Picolit veniva servito alle tavole nobiliari di tutta Europa. La sua grande diffusione in quell'epoca si deve al conte Fabio Asquini di Fagagna, che arrivò a spedirne all'estero più di centomila bottiglie caratteristiche dalla capacità di circa un quarto di litro, prodotte in vetro soffiato di Murano color verde chiaro.

La particolrità di questo vino è dovuta ad un fenomeno naturale particolare che prende il nome di acinellatura, grazie al quale soltanto alcuni acini del grappolo raggiungono una maturazione completa, risultando quindi in uve estremamente ricche di zuccheri.

Questo particolarissimo vino da dessert ha colore giallo dorato più o meno intenso, odore delicatamente profumato che richiama i fiori d'acacia ed in bocca è dolce, caldo, armonico e delicato.

Ribolla Gialla
Questo vitigno tipico delle colline orientali del Friuli-Venezia Giulia e della Slovacchia viene coltivato nella zona tipica da tempo immemorabile. Il documento storico più antico che lo menziona risale alla fine del Medioevo, ma qualche esperto ipotizza che il vitigno sia una derivazione dell'uva Avola, importata dai romani durante la loro colonizzazione di queste terre, tuttavia non esiste alcuna documentazione storica ad avvalorare questa teoria.

Il vino ha un colore giallo paglierino più o meno intenso, odore delicato, sapore asciutto, vivace, fresco.

Scialin
Questa varietà è nota localmente con vari sinonimi: Sciarlin, Sciablin, Schablin, Scharlina e S'ciablin. Il nome di questo vitigno tipicamente friulano deriva da s'ciale (terrazzamenti, in dialetto locale). Note storiche lo menzionano come uva coltivata nelle colline spilimberghesi già nel XV secolo.

Nel volume "Asio: studi inediti di Mons. Pietro dr. Fabrici" pubblicato in quel periodo si legge: "I vigneti posti a mezzodì sono quasi tutti piantati di una sola specie di vite denominata volgarmente schiadina la quale... in certe posizioni dà vini eccellenti per delicatezza e dolce sapore". Un vino "che tiene più o meno all'aspro, ma resistente potendosi conservare fino a 10-12 anni e più invecchia, più ammorbidisce ed acquista in gusto un sapore quasi a guerreggiare c'oi vini del Reno".

Coltivato diffusamante nella zona originale fino a 50 anni fa, a causa della maturazione tardiva e all'avanzata del bosco limitrofo la produzione è poi gradualmente diminuita. La salvezza di questa varietà si deve quasi esclusivamente ad Emilio Bulfon.

Tocai Friulano
Vitigno autoctono a bacca bianca simbolo del Friuli Venezia Giulia, il Tocai di origine friulana è una varietà ben diversa da quella ungherese usata nella produzione del famoso vino da dessert Tokaj. C'è però chi sostiene che le talee di Tocai vennero inviate in Ungheria da Bertoldo di Andechs nel tredicesimo secolo.

L'origine del vitigno friulano è comunque incerta. Secondo alcuni si tratterebbe di una varietà derivata direttamente dal Sauvignonasse.

Il vino che se ne ricava ha colore giallo paglierino più o meno intenso ed odore caratteristico e delicato con sensazioni di mandorla amara. Al palato ha sapore fruttato, delicato, morbido e vellutato, grazie alla bassa acidità fissa.

Ucelut
Questo vitigno autoctono è chiamato localmente anche Uccellut e Ucielute, ma va però confuso con le varietà Oselot o Ucelin, coltivate un po' dovunque nelle Tre Venezie ed in Piemonte. Dell'origine di questo vitigno non si sa molto, se non che appartiene alle cosiddette "uve uccelline" (Molon, 1906), ossia uve che maturano ai bordi dei boschi e sono un alimento favorito dagli uccelli.

Questa varietà venne presentata all'Esposizione di Udine del 1863 e l'anno seguente si iniziò la coltivazione nei vivai dello Stabilimento Agro-orticolo con campioni di uve provenienti da Ramuscello e San Giovanni, che rappresentano la probabile zona di produzione originale. Quasi 60 anni piì tardi, nel 1921, nell'ambito dell'Esposizione di Udine, la zona di Castelnovo venne indicata come area di produzione di questa varietà.

Verduzzo Friulano
Collocato tra i vitigni friulani più antichi, questo vitigno prende probabilmente il nome dal colore verde scuro della bacca. Di questo vino si hanno notizie a partire dall'inizio del XV secolo. Pare infatti che sia stato servito a Papa Gregorio XII nel 1409, in occasione della sua visita in Friuli per partecipare al Concilio Generale che si tenne in quell'anno.

Esistono due varietà di Verduzzo, una verde e una gialla, quest'ultima chiamata anche Ramandolo. La prima varietà viene coltivata solo in pianura e produce vini secchi. La varietà gialla è considerata il tipo classico e produce un vino dolce di grande qualità, ottenuto da vendemmia tardiva o per appassimento delle uve.

Il Verduzzo dolce ha colore giallo intenso, buon contenuto alcolico, è dolce e con profumo fruttato. In bocca è leggermente tannico, di corpo robusto e presenta i vari elementi fusi in un amalgama perfettamente strutturato. Il Verduzzo secco ha colore giallo scarico, è mediamente alcolico, ed ha corpo robusto con note di agrumi.

Vitovska
Il vitigno Vitoska viene considerato una varietà autoctona friulana dato che non ne esiste traccia in altre parti del litorale mediterraneo e la sua storia si perde nelle pieghe dei secoli e nella tradizione locale. Riportato in auge grazie al sapiente lavoro di recupero fatto da alcuni produttori che hanno creduto nelle sue potenzialità, questa varietà produce un vino dal colore giallo paglierino con profumo fruttato e vinoso. Al palato il sapore è leggermente acidulo, sapido e di buon corpo.

Vitigni a bacca rossa

Forgiarin
Nei dintorni di Castelnovo, Valeriano, Pinzano e nelle colline a nord di Spilimbergo, in territori che fanno parte dell'area della DOC Grave, sono sopravvissute quattro varietà autoctone friulane: Forgiarin, Piculit-neri, Sciaglin e Ucelut. Per il recupero di queste varietà si deve ringraziare Emilio Bulfon chea partire dal 1964, a Valeriano, iniziò un lungo e prezioso lavoro di selezione che è risultato nella prima vinificazione in purezza di queste varietà nel 1970.

Del Forgiarin si conosce molto poco e si ritiene che prenda il nome da Forgaria, un paese nella parte occidentale del Friuli. All'esposizione regionale delle uve presso l'Associazione Agraria Friulana di Udine del 1863, i colli di San Daniele vennero indicati come area di coltivazione di questa varietà. Negli anni seguenti, negli scritti di Pirona (1871-1935) l'area di coltivazione viene estesa a includere i territoti di Spilimbergo e Maniago.

Pignolo
Il nome di questa varietà deriva dalla forma compatta dei suoi grappoli piccoli e serrati, che ricordano una pigna. È certamente uno degli esemplari regionale degni di rilievo e pare il possibile soggetto di una nuova diffusione.

La sua presenza è storicamente documentata a partire dal 1398, in una richiets ufficiale da parte di Francesco di Carrara alla Serenissima repubblica di Venezia, per portare dal Friuli a Padova, sulle acque e utilizzando i porti veneziani, venti botti di Pignolo di Rosazzo per uso e salute sua, perché così gli avevano consigliato i medici.

Il Pignolo trova origine nei vigneti dell'Abbazia di Rosazzo, dove molto probabilmente venne in origine selezionato dai frati Benedettini.

Se ne ricava un vino di assoluto pregio dal colore rosso rubino intenso, con profumi complessi e struttura piuttosto importante. Viene considerato fra i migliori rossi da invecchiamento friulani, in grado di rivaleggiare con i più blasonati vini rossi italiani.

Refosco dal Peduncolo Rosso
Il Refosco dal Peduncolo Rosso è il più nobile dei vitigni autoctoni a bacca rossa del Friuli e deve il proprio nome alla colorazione del peduncolo, detto più propriamente pedicello.

La tradizione più accreditata lo vuole come diretto discendente del decantato Pucinum, ossia il vino rosso preferito da Livia, la seconda moglie dell'Imperatore romano Augusto.

Se ne ricava un vino dal colore profondo e dai profumi intensi. Al gusto si presenta sapido, lievemente tannico, con retrogusto ammandorlato e di buon corpo.

Schioppettino
Questo vitigno ha rischiato l'estinzione durante l'epidemia di fillossera del 1900. Pare che debba il suo nome alle caratteristiche della buccia dell'acino, così piena e tesa da "schioppettare" in bocca. La varietà fa parte della famiglia delle Ribolle ed è infatti nota anche come Ribolla Nera e, oltreconfine, in Slovacchia, come Pocalza. La sua terra d'origine dovrebbe essere infatti a cavallo del confine con la Slovenia, nei dintorni di Prepotto. Il vino viene menzionato in documenti risalenti al 1282, quando venne servito al banchetto nuziale Rieppi-Caucig, celebratosi appunto a Prepotto.

Lo Schioppettino moderno è un vino dal colore rosso rubino che tende al granato quando è invecchiato. Ha profumi ricchi di frutta e sapore pieno, tipico e secco.

Tazzelenghe
Il Tazzelenghe è un vitigno autoctono friulano a bacca rossa originario della zona collinare di Buttrio e Cividale. Il suo nome in dialetto friulano significa "taglia la lingua" e si riferisce all'asprezza particolare sia dell'uva che del vino che se ne ricava, che è ricco di acidità naturale. Questa caratteristica a volte viene ulteriormente evidenziata con la macerazione prolungata delle bucce contribuisce all'estrazione di tannini.

Il Tazzelenghe vinificato in purezza dà origine a vini di alta qualità e pregio che richiedono un invecchiamento protratto che ammorbisca l'elevata tannicità. Il colore è rosso violaceo intenso, tendente al granato con l'invecchiamento. Ha odore caratteristico ed il sapore è robusto, tannico, erbaceo e asciutto.

Terrano
Il Terrano viene coltivato esclusivamente nell'ambiente particolarissimo del Carso, immediatamente sovrastante la costiera triestina. La caratteristica terra rossa della zona di produzione è dovuta all'alto contenuto di composti ferrosi che, uniti al clima mite e all'ottima esposizione solare dei vigneti, conferisce al vino gusto e aroma inconfondibili.

Questo vitigno, che secondo alcuni deriva dal Refosco d'Istria, conosciuto anche come Refosco dal Peduncolo Verde, produce un vino dal colore rosso rubino intenso e carico, con riflessi violacei. Il profumo è ricco di note di frutti di bosco. In bocca rivela corpo vigoroso, il sapore è prevalentemente acido e, di primo acchito, un po' scostante.

Le aziende selezionate (produzioni DOC)

Etichetta: Ramandolo Ramandus

Etichetta: Refosco dal Peduncolo Rosso Colli Orientali del Friuli

Etichetta: COF Picolit

Etichetta: Collio Ribolla Gialla

Etichetta: Friuli Grave Tocai

Etichetta: Carso Vitovska

Etichetta: Isonzo del Friuli Bianco Vignis di Siris

Etichetta: Refosco dal Peduncolo Rosso


 
 
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