Contact UsItalian - Flavor Consortiu,Engliah Version
Italian - Flavor Consortiu,
Producers Products Italian - Flavor Consortiu, What We Do About Us
 
 
HOME
Produttori
  Diventa un Associato
  Registra Prodotti
Prodotti
  Vino
  Liquori
  Oli Vegetali
  Aceto Balsamico
  Altri Prodotti
Cosa Facciamo
  Consortium
  Forum
  Marketing e Pubblicità
NEWS
  Italian Flavor Forum
  Premi e Concorsi Vinti
  Vitigni Autoctoni Italiani
  Indice Generale
Ricerca Avanzata
Chi Siamo
Contattaci
Mappa del Sito
English Version
Pagina Precedente

Vini e prodotti enogastronomici italiani di qualità selezionati da:
WineCountry.IT
Acquista vino italiano di qualità negli USA Acquista vino italiano di qualità negli USA
Visita la più ricca galleria virtuale di etichette di vino italiano • Oltre 1.000 immagini  Galleria Internet con oltre mille etichette di vino italiano

SEI QUI >>


Vitigni Autoctoni dell'Emilia-Romagna – Seconda Parte
Rosa D'Ancona – 20 Settembre 2006



Vitigni a bacca bianca

  Albana
  Albana
  Alionza
  Alionza
  Pignoletto
  Pignoletto
  Ancellotta
  Ancellotta
  Centesimino
  Centesimino
  Lambrusco Grasparossa
  Lambrusco Grasparossa di Castelvetro
  Lambrusco di Sorbara
  Lambrusco di Sorbara
  Lambrusco Salamino di Santa Croce
  Lambrusco Salamino
di Santa Croce
  Uva Longanesi
  Uva Longanesi
   

Albana
Tra i vitigni a bacca bianca protagonisti dell'enologia dell'Emilia Romagna troviamo l'Albana. Attualmente questa varietà viene coltivata lungo la fascia appenninica della regione, che dai dintorni di Bologna si estende verso levante, prolungandosi fin quasi al mare, al confine con le Marche, interessando le provincie di Bologna, Forlì e Ravenna.

Le origini dell'Albana si fanno risalire a tempi molto lontani.

Si racconta che Galla Placidia, figlia dell'imperatore Teodosio, una volta degustò questo vino durante una sosta in un paesino della Romagna. Le fu servito in una rozza brocca di terracotta, ma appena lo bevve fu estasiata dalla bontà di quel nettare, tanto che esclamò: "Non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì berti in oro, per rendere omaggio alla tua soavità!". Da allora, si dice, alla corte di Ravenna si bevve Albana in preziosissime coppe dorate e che il paese dove la principessa si fermò a ristorarsi prese il nome di 'Bertinoro', nome che ancora oggi conserva.

Le uve di questo vitigno, sottoposte ad un leggero appassimento, danno vita ad uno spumante Doc dal colore giallo dorato, odore caratteristico, intenso e delicato, dal sapore dolce e gradevole.

Alionza
Vitigno a bacca bianca di origini incerte, citato già nel 1495 dal De Crescenzi, poi dal Trinci (1723) e dall'Acerbi (1825) e molti ampelografi francesi ne supposero la presenza nei vigneti del sud della Francia. Rimane il fatto che l'Alionza viene coltivata nelle province di Bologna e Modena da moltissimo tempo, insieme ad altri vitigni nelle famose 'alberate', un sistema oggi in uso quasi esclusivamente in Campagna per la coltivazione dell'Asprinio di Aversa.

Nel bolognese quest'uva è conosciuta anche come Uva Schiava, probabilmente per la possibile antica provenienza dai paesi slavi, o per il tipo di potatura a filari, utilizzato a volte in alternativa a quello espanso delle alberate. Altri sinonimi di questo vitigno sono 'Aleonza', 'Glionza', 'Uva Lonza' e 'Alionga Bianca del Bolognese'.

Non è menzionata in nessuna delle denominazione di origine regionali, ma è ammessa in uvaggio nelle due province dove viene coltivata. Ha foglia media, pentagonale e pentalobata. Il grappolo è grosso, di forma piramidale allungata, a volte con un'ala grande o, raramente, con due, mediamente spargolo, con acino grosso, di forma sferoidale, buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore giallo e con ombelico ben visibile.

Predilige terreni sciolti, caldi e collinari, potatura lunga e genera una produzione regolare. Tollera abbastanza bene l'oidio, la botrite e resiste bene agli acari e alle brinate. In annate particolarmente difficili può essere soggetta ad acinellatura dolce.

Montù (o Montuni)
Vitigno coltivato soprattutto in provincia di Bologna e Ravenna. Di origini incerte, all'inizio di questo secolo l'agronomo Domizio Cavazza ha spiegato l'etimologia del nome con la traduzione dell'espressione dialettale che significa 'molta uva'. In effetti si tratta di una varietà molto vigorosa, che produce uva ricca di acidità e perciò adatta a produrre vini di spiccata fragranza e buona resistenza nel tempo.

Pignoletto
Il Pignoletto è un antico vitigno autoctono dei Colli Bolognesi, riscoperto e valorizzato negli ultimi decenni. Tanti sono i riferimenti storici relativi a questo vitigno. Già Plinio il Vecchio infatti, nella sua 'Naturalis Historia', parla di un vino chiamato "Pino Lieto" che "non è abbastanza dolce per essere buono", e quindi non apprezzato, poiché è noto che gli antichi romani amavano il vino dolcissimo.

Nel 1654, il Tanara, col suo trattato 'Economia del Cittadino in Villa', fa precisi riferimenti ad "Uve Pignole" che sono coltivate nelle colline della provincia bolognese. Oggi il Pignoletto è alla base di numerose Doc, nelle versioni fermo, semi-spumante, spumante e passito.

Vitigni a bacca rossa

Ancellotta
Vitigno a bacca rossa coltivato prevalentemente nella provincia di Reggio Emilia e, in quantità minore, nelle altre province della stessa regione. Il nome deriva probabilmente dalla famiglia modenese dei Lancellotti, o Lancillotto che ne diffuse la coltivazione tra il 1300 e il 1400, infatti quest'uva viene chiamata anche come 'Lancellotta'.

Dopo la prima guerra mondiale il vitigno è stato introdotto anche nella zona tra Mori ed Avio, lungo la Val d'Adige, nel basso Trentino, dove si sono ottenuti risultati interessanti. Viene coltivato in quantità minori anche in Friuli, Lombardia, Veneto, Toscana, Puglia e Sardegna.

Centesimino
'Centesimino', o 'Sauvignôn Rosso', o anche 'Savignon Rosso', come viene chiamata nel Faentino, è una varietà di uva coltivata in Romagna almeno dal secondo dopoguerra. Verso la metà degli anni '60 si arrivò perfino ad un tentativo di valorizzazione di questo vitigno, tanto che l'aggiunto-agronomo delle Opere Pie Raggruppate (OO. PP. RR), Paolo Visani, propose di imbottigliare parte del vino da esso ottenuto e fece realizzare dalle Litografie Artistiche Faentine un'etichetta da apporre sulle bottiglie.

Fonti scritte ed orali consentirono di verificare che i numerosi vigneti messi a dimora tra gli anni '60 e '70 nella zona di Oriolo derivavano da impianti precedenti, a loro volta allestiti prendendo il materiale da un vigneto presente nel podere 'Terbato' di proprietà del signor Pietro Pianori, detto Centesimino.

Dagli anni '60 ad oggi il vitigno è stato indicato con il nome di 'Sauvignôn', 'Savignon', o di 'Uva di Centesimino', dal soprannome del viticoltore che per primo ne iniziò la coltivazione.

Fortana
Conosciuto anche come Uva d'Oro, questo vitigno pare sia stato importato dalla Francia verso la metà del ‘500. Un tempo diffuso nella zona lungo il Po, da Parma a Ferrara, veniva tradizionalmente utilizzato negli uvaggi con i Lambruschi, ai quali aggiungeva colore oltre a una moderata tannicità.

Malbo Gentile
Questo vitigno, la cui esistenza è documentata a partire dal secolo scorso, è oggi coltivato solo nella provincia di Modena. Si tratta di una varietà vigorosa e produttiva, capace di raggiungere contenuti zuccherini elevati. Viene vinificata sia in uvaggio con Lambrusco che in purezza, producendo vini novelli particolarmente interessanti.

Lambrusco
I Lambruschi costituiscono una famiglia di vitigni che da secoli si sono integrati nel paesaggio modenese. Da questi si ottiene un vino inconfondibile per un'attitudine naturale: la rifermentazione primaverile.

Di Vitis Lambrusca si parla fin dall'epoca romana, ma è solo nel XIX secolo che alcune linee genetiche prevalgono e assumono una fisionomia specifica. Si arriva a codificare tre tipi di vino simili, ma distinti. In provincia di Modena questi sono il Lambrusco di Sorbara, il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro e il Lambrusco Salamino di Santa Croce.

Sangiovese
Divenuto popolare solo verso la fine del XVIII secolo, grazie ad alcuni poemetti scritti dal forlivese Pier Maria De' Minimi e dal ravennate Jacopo Landoni, questo vitigno vanta origini che risalgono al 1600.

Diverse sono le ipotesi sulle origini della sua denominazione. Secondo il glottologo Schurr, deriverebbe da Monte Giove, il colle su cui sorge Santacangelo di Romagna. Narra una leggenda locale che i frati cappuccini, che tra le altre cose coltivavano anche la vite, ospitarono nel loro convento a Santarcangelo di Romagna un illustre personaggio. Questi, gradì moltissimo il vino di loro produzione e ne chiese il nome, mettendo i frati in imbarazzo poiché non avevano mai pensato di dargli un nome. Uno di loro, per togliere la confraternita d'imbarazzo, coniò su due piedi il nome 'Sanguis di Jovis'. Da qui derivò la dizione di 'Sangue di Giove', che in seguito si evolse definitivamente in Sangiovese.

Uva Longanesi
La produzione di questo vitigno, detto anche 'Burson' dal soprannome della famiglia che lo ha salvato, si estende su una superficie di 200 ettari e trova le condizioni ottimali nella pianura ravennate e nelle colline faentine. La sua sopravvivenza nel tempo si deve ad Antonio Longanesi, il quale negli anni '50 lo trovò nel suo podere a Boncellino di Bagnacavallo. Ne fece così alcuni innesti e attese la prima uva. Con suo stupore il risultato si rivelò un grande successo. Nel 1999 attorno a questo vitigno si è creato un consorzio di produttori locali chiamato 'Il Bagnacavallo', che si pone come scopo la valorizzazione e la salvaguardia di prodotti locali.

Le aziende selezionate (produzioni Docg, Doc e Igt)

Etichetta: Albana di Romagna Passito Scacco Matto

  • Fattorie Vallona

Etichetta: Permartina

Etichetta: Aulente

Etichette: Colli di Scandiano e di Canossa Doc Lambrusco Grasparossa Vecchio Moro

Etichetta: Nadel

Etichetta: Sangiovese di Romagna Riserva Superiore Ombroso

Etichetta: Reggiano Lambrusco Arte e Concerto

Etichetta: Ronco delle Ginestre

Etichette: Lambrusco Grasparossa Doc Terre dei Pio,
Lambrusco Grasparossa Doc Organico


 
 
Home
 

Web Architect: Loris Scagliarini