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Vitigni Autoctoni Abruzzesi – Prima Parte
Rosa D'Ancona – 1 Ottobre 2005



Introduzione

 
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La Campania ha svolto un ruolo di primo piano nell'evoluzione della viticoltura e dell'enologia mondiale potendo vantare una tradizione viticola che risale al XIII secolo a. C.. La vite su queste terre venne insediata con ogni probabilità dai greci, ai quali seguirono i romani, la civiltà che ha contribuito maggiormente alla diffusione della vitivinicoltura nella storia dell'umanità.

Le zone archeologiche di Ercolano e Pompei costituiscono una delle più importanti testimonianze sugli usi e costumi dell'epoca, ed i simboli e riferimenti all'enologia sono tra i più ricorrenti.

I vini di pregio venivano conservati in particolari anfore di terracotta, chiamate doli, ed erano chiuse da pittacium, su cui erano annotate la zona d'origine delle uve e l'anno della vendemmia. Questa è la prova che in questa regione il concetto di denominazione d'origine, ovvero la consapevolezza della primaria importanza del territorio nei confronti della qualità del vino, era già noto fin d'allora.

Non è per caso che i vini bevuti dagli imperatori romani erano prodotti in Campania.

Già allora, i vitigni da cui originavano questi vini venivano studiati, descritti, classificati e selezionati in modo da diffondere solo le varietà migliori. Gli ampelografi del tempo – Plinio, Columella, Virgilio, Catone – descrivono la Vitis Hellenica, la Vitis Apiana e l'Aminea Gemina, che altro non sono che i progenitori dell'Aglianico, del Fiano e del Greco. Da lì è cominciato il percorso che ha portato queste varietà fino ai giorni nostri.

Un ruolo fondamentale nel mantenimento delle varietà viticole nel corso del tempo si può attribuire all'orogarafia della regione, che è estremamente diversificata nel clima e nel suolo, spesso di natura vulcanica che, ostacolando la diffusione di alcune gravi ampelopatie fino alla fine dell'ottocento, ha evitato l'espianto dei vigneti e la sostituzione delle varietà autoctone con altre extra-regionali.

L'infestazione di fillossera all'inizio del secolo scorso ha però messo in pericolo quest'enorme patrimonio varietale,rischiando di cancellarlo completamente. Il post-filossera purtroppo non diede vita alla ripresa della viticoltura campana, la quale per anni venne considerata, insieme a quella di altre regioni del Mezzogiorno, in primis Sicilia e Puglia, come serbatoio da cui attingere vini da taglio per vini prodotti al nord e in Francia.

Nell'ultimo ventennio però si è assistito ad una vera e propria inversione di tendenza, grazie in particolare all'impegno dei produttori, i quali hanno puntato sulla valorizzazione e recupero delle varietà autoctone, contando anche sul sostegno dell'amministrazione regionale che ha incentivato queste scelte.

I risultati non si sono fatti attendere. Oggi i circa 39mila ettari di vigneto regionale producono in media ogni anno due milioni di ettolitri di vino, con una presenza di tutto rispetto di produzioni a DOC e DOCG. Attualmente i vini a denominazione d'origine sono 20 – tra cui le tre DOCG irpine – alle quali corrispondono oltre 70 tipologie. Tra l'altro, dal 2004 alle 9 IGT pre-esistenti si è aggiunta l'IGT Campania, nel cui disciplinare sono previsti esclusivamente vitigni autoctoni.

L'istituzione di ben 10 strade del vino ha inoltre contribuito notevolmente a valorizzare le potenzialità vitivinicole della regione.

Campania

L'ampelografia autoctona campana quindi, con le sue oltre cento varietà di vite capaci di dar vita a vini tipici e irripetibili, rappresenta una delle carte vincenti per far fronte alla concorrenza dei produttori del Nuovo Mondo.

Da questa consapevolezza è scaturito lo studio "La risorsa genetica della vite in Campania", condotto dall'Assessorato Agricoltura della Regione Campania (SeSIRCA), in collaborazione con il Dipartimento di Arboricoltura della Facoltà di Agraria, Federico II di Napoli, e l'Istituto Agrario San Michele all'Adige.

Lo studio ha interessato non solo i principali e più noti vitigni autoctoni, ma anche vitigni minori presenti nelle diverse aree viticole campane. La ricerca, oltre a fare chiarezza su numerosi casi di omonimia e sinonimia, ha consentito di individuare tre diversi nuclei di origine e di diffusione delle varietà:

  • Viti di mare: nucleo costiero con varietà campane molto antiche che sembrano dare origine a numerosi incroci, a loro volta diffusi e coltivati;
  • Viti di fuoco: nucleo localizzato nelle aree vulcaniche;
  • Viti di terra: nucleo individuabile nelle aree più interne della regione, le cui varietà sembrano meno vicine geneticamente, probabilmente per la presenza di ostacoli orografici del territorio difficili da superare.

Utilizzando una Lista Minima, basata su un gruppo di 37 caratteri ampelografici desunti dalla Scheda Ampelografica dell'OIV, è stato così possibile descrivere per la prima volta  trentaquattro vitigni campani, mai stati prima oggetto di studio e non inseriti nel Registro Nazionale delle Varietà di Viti. In particolare quattro vitigni della Costiera Amalfitana – Pepella, Ripoli, Fenile e Ginestra – e tre dell'area casertana – Pallagrello Bianco, Pallagrello Nero e Casavecchia – agli accertamenti enologici hanno mostrato grandi potenzialità ma, soprattutto, la possibilità di dare origine a produzioni enologiche di forte riconoscibilità, con profili aromatici molto tipici ed originali.

L'inserimento di questi vitigni nell'elenco delle varietà autorizzate e raccomandate delle singole zone viticole fornisce ai produttori ulteriori mezzi per valorizzare le produzioni enologiche delle rispettive aree, valorizzazione che, però, avviene nel rispetto della tradizione e dell'ambiente, senza alcun rischio di contaminazione.

Per i vitigni più importanti e noti è stata attivata un'azione di selezione clonale che consente l'individuazione – nell'ambito delle popolazioni di ciascun vitigno – di ecotipi, selezionati naturalmente, esenti da virosi e che presentano caratteristiche vegeto-produttive ed enologiche in grado di indurre miglioramenti qualitativi sulla produzione. Sono stati già omologati tre cloni di Aglianico di Taurasi (Aglianico AV2, AV5 e AV9) che danno vita a vini provvisti di maggiore persistenza e complessità aromatica e con maggiore equilibrio gustativo. In particolare sono esaltati i descrittori ciliegia, mora, marmellata ai frutti di bosco e cassis. A breve sono prossimi al riconoscimento tre cloni di Aglianico Beneventano, un clone di Sciascinoso, cloni di Piedirosso e Falangina.

DOC dei principali vitigni autoctoni campani

VITIGNO

DOC

DOCG

Aglianico (rossa)
  • Aglianico del Taburno
  • Cilento
  • Falerno del Massico
  • Galluccio
  • Solopaca
  • Guardiolo
  • Sannio
  • Sant'Agata dei Goti
  • Taburno

 

Asprinio (bianca)
  • Asprinio D'Aversa

 

Biancolella (bianca)
  • Campi Flegrei
  • Capri
  • Costa d'Amalfi
  • Penisola Sorrentina
Coda di Volpe Bianca
  • Lacryma Christi
  • Sannio
  • Taburno

 

Falanghina (bianca)
  • Campi Flegrei
  • Capri
  • Costa d'Amalfi
  • Falerno del Massico
  • Galluccio
  • Guardiolo
  • Sannio
  • Sant'Agata dei Goti
  • Solopaca
  • Sorrento
  • Taburno
Fiano (bianca)
  • Cilento
  • Sannio
  • Fiano d'Avellino
Forastera (bianca)
  • Ischia
Greco
  • Capri
  • Sannio
  • Sant'Agata dei Goti
  • Taburno,
  • Greco di Tufo
Guarnaccia (rossa)
  • Ischia
Piedirosso (rossa)
  • Campi Flegrei
  • Capri
  • Costa d'Amalfi
  • Ischia
  • Lacryma Christi del Vesuvio
  • Penisola Sorrentina
  • Sannio
  • Sant'Agata dei Goti
  • Taburno

 

Sciascinoso (rossa)
  • Campi Flegrei
  • Costa d'Amalfi
  • Lacryma Christi del Vesuvio
  • Penisola Sorrentina
  • Sannio

I vini IGT della Campania

VINO IGT

VITIGNO AUTOCTONO

Beneventano

  • Aglianico
  • Coda di Volpe
  • Falangina
  • Fiano
  • Greco
  • Piedirosso
  • Sciascinoso

Colli di Salerno

  • Aglianico
  • Coda di Volpe
  • Falangina
  • Fiano
  • Greco
  • Moscato Bianco
  • Piedirosso
  • Sciascinoso

Dugenta

  • Aglianico
  • Asprinio Bianco
  • Biancolella
  • Coda di Volpe Bianca
  • Falangina
  • Fiano
  • Forastera
  • Greco
  • iedirosso
  • Sciascinoso

Epomeo

  • Arilla
  • Biancolella
  • Forastera
  • Piedirosso
  • San Lunardo

Irpinia

  • Aglianico
  • Coda di Volpe
  • Falangina
  • Fiano
  • Greco
  • Piedirosso
  • Sciascinoso

Paestum

  • Aglianico
  • Coda di Volpe
  • Fiano
  • Greco
  • Piedirosso
  • Sciascinoso

Pompeiano

  • Aglianico
  • Coda di Volpe
  • Falangina
  • Piedirosso
  • Sciascinoso

Roccamonfina

  • Aglianico
  • Coda di Volpe
  • Falangina
  • Fiano
  • Greco
  • Piedirosso
  • Sciascinoso

Terre del Volturno

  • Aglianico
  • Asprinio
  • Coda di Volpe
  • Falangina
  • Fiano
  • Greco
  • Piedirosso
  • Sciascinoso

 
 
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